I curricula della strana coppia Freccero-Santoro sotto esame

Michele Santoro e Carlo Freccero si candidano in tandem alla direzione della Rai. E va bene che siamo nell’epoca dei tecnici, ma uno è un tecnico dell’invettiva faziosa (Ciancimino junior “pataccaro” in prima serata a ripetizione, olgettine a go-go) e l’altro è a rischio di irascibilità (telefonata privata e adirata con cronista di Libero diventata pubblica). Eppure, più che criticarli, qualcuno vorrebbe proteggerli da un avvenire tra cubicoli e cunicoli di viale Mazzini.
12 AGO 20
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Michele Santoro e Carlo Freccero si candidano in tandem alla direzione della Rai. E va bene che siamo nell’epoca dei tecnici, ma uno è un tecnico dell’invettiva faziosa (Ciancimino junior “pataccaro” in prima serata a ripetizione, olgettine a go-go) e l’altro è a rischio di irascibilità (telefonata privata e adirata con cronista di Libero diventata pubblica). Eppure, più che criticarli, qualcuno vorrebbe proteggerli da un avvenire tra cubicoli e cunicoli di viale Mazzini: l’uno cupo l’altro gaudente, ma nessuno dei due adatto alla vita anche grigia da settimo piano – “non sanno che cosa li aspetta, poveretti”. In generale, però, la storia dei curricula da inviare a Mario Monti come al college americano, con Gianpiero Gamaleri che per terzo si mette in gara (ma il critico Aldo Grasso dice: “E’ l’uomo che ha rovinato la lettura di McLuhan in Italia”), produce in Rai commenti come: “Sì, per carità, ottimi entrambi, nelle loro cose, Santoro e Freccero”, dice un alto dirigente, “ma quanto a equilibrio da servizio pubblico non so, con uno che grida ‘vaffanbicchiere’ all’ex dg e l’altro che parla di cardinali pedofili”. “Tecnico”, dice Freccero, il mio è un curriculum tecnico – da Canale 5 a Italia 1 a La Cinq a Rai 1 a France 2 a France 3 a Rai 2 a Raisat a Rai4, più l’Università. “Trasparente”, dice Santoro, il nostro è un atto trasparente, da migliori “alleati” di Monti. “Facciamo come la Bbc”, dicono entrambi, tribunizio l’uno, situazionista l’altro, e se a Giorgio Merlo del Pd è sembrata una cosa “da carnevale”, peccato sia passato, a molti in Rai è parsa roba avveniristica (ma Giovanni Minoli dice che circa un mese fa, in un’intervista a Repubblica, lui aveva già parlato di un “concorso per titoli” per i vertici Rai, e che in ogni caso “di Santoro, bravissimo a fare un certo tipo di tv, io non ricordo esperienze in altri generi di prodotto, ma magari è colpa mia. A Freccero, invece, fossi il dg, farei fare il responsabile dei palinsesti”).
Ad Aldo Grasso l’annuncio pare “una provocazione che spero resti tale: Santoro non può dirigere un’azienda, perché è competente solo per un certo tipo di tv. Freccero la tv la conosce, e magari, con accanto un dg che fa i conti, potrebbe pure rallegrare viale Mazzini, da presidente che va ai convegni e parla in modo brillante. Ma il ticket non mi convince”. C’è chi, come l’ex dg Rai Agostino Saccà, pensa che l’autocandidatura Santoro-Freccero sia “una boutade per lanciare il sasso nello stagno e animare il dibattito”, e chi, come l’ad de La7 Giovanni Stella, pensa che “se il governo scegliesse Santoro e Freccero farebbe una cosa lodevole, anche se poi gestire un’azienda è più complicato che organizzare un programma: bisogna saper trattare con i soldi e sporcarsi le mani. Ma potenzialmente penso siano in grado di farlo, questo lavoro”. Certo “la squadra”, dice un cronista, “avrebbe allora bisogno di un vero effetto bilanciamento: chessò, chiamate Emilio Fede”. I due, intanto, fanno prove di ruolo: il Santoro primadonna, dopo Lucia Annunziata, va da Lilli Gruber a “Otto e mezzo” (ieri sera, mentre questo giornale andava in stampa), e il Freccero bon-ton rassicura il Pdl (“macché Corea, siamo per la massima libertà”).